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Discussioni Musicali |
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Per una critica alla teoria funzionale
27.06.06 Le nostre concezioni risentono della nostra formazione e dobbiamo sempre sottoporle a verifica tra cui anche la possibilità di metterle in dubbio. Cercherò di spiegare perché la teoria funzionale non la sento mia e quali siano i suoi punti più deboli. Aggiornerò questo post in vari interventi. Il postulato dela teoria funzionale individua i gradi principali della scala nel I-IV-V. Questo principio ammesso come vero, ma non dimostrato, è stato assunto dalla teoria funzionale per spiegare i fatti armonici e per fondarne una teoria. Innanzi tutto vorrei soffermarmi sulle origine delle cadenze e sulla formazione e individuazione speculativa di questi gradi.
ULISSE - Simbolismo pitagorico in musica
Che cos’è la consonanza musicale? Possiamo definirla in modo semplice come l’esperienza percettiva che si presenta ai musicisti ogni volta che essi accordano i loro strumenti: un giudizio di buona relazione, di buon rapporto tra i due suoni.
tetraktys pitagorica Come si vede già dalla speculazione pitagorica vengono individuati le relazioni (osservando il triangolo e i suoi punti dall'alto al basso) 1-2 ottava, 2-3 quinta e 3-4 quarta, a cui corrispondono rispetto alla nostra scala i gradi I, V e IV. Questa concezione viene ripresa da Zarlino nel cinquecento tramite l'individuazione del medio armonico ed aritmetico del diapason. L'ottava rappresenta l'ambito entro il quale i vari gradi vengono ordinati. L'ottava o diapason viene suddivisa in vari ambiti intervallari, e tale modello può essere replicato sia verso l'acuto che verso il grave. La prima forma di divisione del diapason è rappresentata dal medio armonico. LA PRIMA PARTE Delle istitutioni harmoniche Come si può vedere dalle prime forme speculative i gradi I-IV-V vengono individuati come i rappresentanti principali sia armonicamente che melodicamente, infatti su essi la teoria greca si individua gli unici intervalli consonanti armonici e melodici.
Nell'affermazione della nostra tonalità moderna essi individuano le nostre principali cadenze verso la tonica, cioè il grado dove confluiscono le tensioni armoniche.
La successione V-I rappresenta la cadenza armonica o autentica, mentre la successione IV-I rappresenta la cadenza aritmetica o plagale.
Quindi è apparso logico ad i vari teorici individuare nei gradi I-IV-V i gradfi principali della nostra tonalità.
La sensibilità armonica oltre a queste cadenze semplici ha individuato anche delle cadenze composte, dove non ci si limita ad un solo movimento alla tonica, ma si individua un movimento multiplo; tutti i testi d'armonia, come pure l'armonia funzionale, individuano queste cadenze composte come basate sulla successione IV-V-I.
In sostanza si è unito i due medi armonico V e aritmetico IV nel movimento al I.
Ma se osserviamo attentamente questo unltimo passaggio alla cadenza composta non troviamo una spiegazione logica, una sintassi nella successio IV-V.
In altre parole mentre il diaterraron ascendente e la diapente discendente per la relazione armonica e l'inverso per quella aritmetica determinano un principio sintattico, per cui ogni suono che si trova in relazione ad un'altro secondo queste forme viene ricondotto a tale principio, la successione IV-V non trova giustificazione teorica nella speculazione antica.
Infati la successione IV-V non esprime in sè una sintassi autonoma.
In base a questo errato postulato, cioè di individuare nel IV e V grado i gradi fondamentali nella cadenza composta IV-V-I, al pari delle successioni V-I e IV-I, si basa l'errore di fondo della teoria funzionale ed un po' di tutta la ricerca teorica.
Tutte le armonie vengono quindi ricondotte ai gradi principali IV-V-I, coseguenza di questo è il fatto che tutte le armonie che portano un IV grado che non appartenga all'armonia (secondo la teoria fonzionale, funzione) di dominante V grado, appartiene alla "funzione di sottodominante" IV grado.
Mi vorrei soffermare ancora un attimo sulla giustificazione teoria nell'individuare come gradi principali il I, IV e V. Essenzialmente ci si riferisce all'antica teoria dei tetracordi, i quali formavano le "armonie" greche.
L'unione di due tretacordi dello stesso genere formava una armonia, corrispondente alla nostra scala, che nella musica greca si presentava discendente.
Diazeusi (= disgiunzione) era chiamato il punto di distacco fra due tetracordi disgiunti
L'antica teoria dei tetracordi è stata ripresa anche in relazione alla nostra tonalità, per cui la scala maggiore è considerata formata dall'unione di due tretracordi: Do-Re-Mi-Fa e Sol-La-Si-Do Però in relazione alla nostra tonalità questa concezione porta in se una contradizione. Ora, come ci spiega Walter Grandi op. cit., mentre è giusto parlare di gradi principali per il V e I grado, (che introducono a due "sensazioni" della sensibilità armonica moderna, il salto di 4° giusta ascendente SOL-la-si-DO in rivolto 5° giusta discendente SOL-fa-mi-re-DO, che dà un senso di soddisfazione e di posa da qui cadenza, letteralmente"cose che cadono", e quello della sensibile, VII grado che tende a salire alla tonica per semitono SI-DO, non lo è per il tetracordo I e IV, DO-re-mi-FA, in quanto, riproducendo esattamente il tetracordo ora descritto, SOL-la-si-DO, introdurrebbe ad una seconda tonalità, FA, con sensibile ascendente MI, e dominante che compie il salto naturale di 4° ascendente o 5° discendente DO-re-mi-FA. I gradi principali della scala, vanno quindi identificati nel II-V-I La tonalità moderna dovrà quindi considerare la sua scala come l'unione di due tetracordi congiunti, sinafè (= congiunzione) il punto in cui si univano due tetracordi congiunti. Re-Mi-Fa-Sol-La-Si-Do (continua)
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