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Discussioni Musicali |
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INTERPRETAZIONI
31.05.04 Facoltà di Lettere e Filosofia
Realizzazione a quattro parti di una successione armonica a partire dai simboli della teoria dei gradi: cfr. il programma d’esame dell’a. a. 2000/2001 Si utilizzano i simboli dei gradi armonici nel modo in cui sono presupposti dalla teoria dell’armonia contenuta nel Manuale di armonia di A. Schönberg. La teoria dei gradi proposta in questo volume viene qui integrata da alcuni espedienti di cifratura, orientati ad una visione funzionalista dell’armonia (per alcuni aspetti già contenuta in nuce nella prassi analitica di Schönberg) e la cui presentazione e il cui approfondimento sono normalmente oggetto dei corsi della cattedra di Elementi di Armonia e Contrappunto tenuti dal prof. Loris Azzaroni. Per esemplificare i simboli di questa teoria integrata dei gradi, impiegata nella prova d’esame, prendiamo in considerazione un esercizio di media difficoltà svolto durante le lezioni dell’a. a. 2000/2001: *
* Su questo sito http://www.muspe.unibo.it/Corso/corsi/stm/eserc1.htm troviamo quanto precedentemente riportato. Si tratta, come indicato, di un esercizio di media difficoltà di realizzazione a quattro parti di una successione armonica svolta durante le lezioni dell’anno accademico 2000/2001 Facoltà di Lettere e Filosofia Corso di laurea in Discipline dell'Arte, della Musica e dello Spettacolo / Indirizzo Musica. * La battuta n 4 viene interpretata in Re minore, tonalità principale della successione. In realtà avviene una modulazione alla tonalità relativa maggiore, Fa Maggiore. Nella prima parte di battuta abbiamo l’accordo di settima di dominante con il ritardo della terza e nella seconda l’accordo di tonica, cadenza imperfetta. L’accordo di settima di dominante ha le caratteristiche per determinare la tonalità con le due sensibili tonale e modale ed il salto principale del fondamentalle. * La ragione per cui il paso viene interpretato in Re minore sta nel fatto che i suddetti accordi vengono interpretati costruiti sulla scala minore naturale. Infatti successivamente troviamo scritto: * In questo caso il do# non può essere considerato un’"alterazione", perché fa parte del sistema sonoro "re minore", che implica sia la regione "naturale" (quindi con le note sib e do) che quella "melodica" (quindi con si naturale e do#). * In questa interpretazione ritroviamo il concetto schoenberghiano di regione in sostituzione al concetto di modulazione ed alla teoria della assunzione di note estranee alla scala da parte di altre regioni. Questa teoria statica della tonalità porta ad interpretazioni, per me errate, come quella sopra citata. Quando si parla di tonalità dobbiamo riferirci a quei processi di tensione e attrazione armonica che portano un accordo a risolvere su di un altro. Interpretare il primo accordo della quarta battuta come costruito sulla scala armonica naturale di Re minore vuol dire non realizzare che alterando la sensibile tonale si viene ad alterare una delle forze che la determinano ed non vedere quali altre forze scendono in campo. * Quindi in definitiva non dobbiamo considerare le note solo in relazione alle varie possibili scale a cui possono appartenere, ma in relazione alla loro funzione di tensione attrazione e risoluzione. *
30.05.04 Beethoven op 27 n 2 Al chiar di luna * Questa sonata dedicata a Giulietta Guicciardini ed il cui titolo si deve ad un poeta tedescoLudwig Rellstab ci offre (seconda metà della terza battuta) un esempio di accordo di sesta napoletana. Questo accordo, così definito perché molto usato nella scuola napoletana del 1700, è un accordo sul II grado abbassato usato in primo rivolto. La ragione per cui mi soffermo su questo passaggio sta nel collegamento che possiamo trovare tra l'aspetto schematico teorico e quello vivo dell'opera musicale in questo caso di altissimo livello. Il suo carattere viene definito lirico-patetico, dare delle definizioni estetiche astraendole dal contesto musicale ha poco significato, possono servire come pura indicazione, in questo caso sembrano adeguate al carattere della musica. *
* Tecnicamente tale accordo introduce, coll'alterazione del II grado, la sensibile discendente alla tonica, l'alterazione discendente fa tendere la risoluzione sull'accordo di tonica, ma spesso, come nella sonata di Beethoven viene usato collegandolo all'accordo del V grado, che introduce la sensibile ascendente della tonica, le due sensibili producono il procedimeto di terza diminuita risolvente sulla tonica, caratteristica della sesta napoletana. *
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20.05.04 LA TONALITA’ MODERNA * Riporto qui, in forma schematica, i concetti basilari su cui si basa la tonalità moderna ripresi dalle teorizzazioni di W. GRANDI. I passi in parentesi quadra sono trascritti. * 1- La tonalità si muove nell’ambito dei 12 suoni del sistema temperato, il termine dodecafonia spetta al sistema tonale. 2- Le sensazioni di modo maggiore e minore non si possono evitare perché esse si avvertono sulle triadi consonanti e sugli accordi dissonanti. 3- I suoni su cui si basano gli accordi (bassi fondamentali) hanno la tendenza a muoversi e posarsi su altri suoni tramite il movimento di 4° ascendente o 5° discendente, questo movimento viene definito “tendenza”e salto principale. 4- Un suono a distanza di semitono da un altro acquista valore di sensibile, tende cioè a muoversi ascendendo o discendendo ai suoni attigui. 5- La tonalità viene individuata in modo inequivocabile dall’accordo di dominante V° grado, in quanto oltre al salto principale del basso verso la tonica I° grado, contiene in sé la sensibile tonale VII° grado che risolve ascendendo di semitono alla tonica I° grado. L’accordo di settima di dominante contiene anche la sensibile modale IV° grado che risolve discendendo di semitono al III° grado chiamato modale perché individua il modo maggiore o minore. 6- Il concetto di dominante deve essere esteso a tutte quelle formazioni che hanno un carattere di sensibile, di tendenza e di riposo sull’accordo di tonica. 7- Per la complessa carica di attrazione verso l’accordo di tonica ogni nota dell’accordo di dominante, oltre ai due movimenti descritti di salto principale e di sensibile, trova il suo riposo totale o parziale su qualunque altro suono dell’accordo di risoluzione. [Per esempio la 9°min. dell’accordo di dominante di do min. (la bemolle) trova la sua posa tanto sul sol quanto sul mi bemolle e sul do; come pure la settima (fa) può anch’essa riposare più o meno sulle tre note dell’accordo di tonica. Così dicasi anche per le altre due note (re e si) dello stesso accordo di dominante.] 7- Una nota che si muove con moto modale di tono pur sprovvista di carattere di sensibile verso l’accordo di risoluzione, se accompagnata armonicamente da suoni attrattivi, trova ugualmente la sua posa. 8- Pure l’anticipazione accompagnata dai suoni attrattivi conferisce all’accordo di risoluzione senso di posa, in quanto fa presentire l’accordo di risoluzione. Così pure le appoggiature. 9- Un particolare tipo di appoggiatura, che spero di aver capito, consiste nella seguente successione: la risoluzione dei suoni al punto (7) può essere usata anche come appoggiatura usata per salto.
9.05.04
Sin dai tempi antichi si è cercato di spiegare e classificare tutta una serie di note che, non rientrando nel tessuto musicale dell'armonizzazione, cioè delle note reali appartenenti all'accordo, si muovevano su di esso. Le classificazioni e le interpretazioni variano nei vari trattati d'Armonia. Note di passaggio, di volta, sfuggite, cambiate etc., queste sono normalmente le varie classificazione delle così dette note di "abbellimento" melodiche. * In questo scritto vorrei dare un contributo non alla loro classificazione, ma ad una loro interpretazione più moderna. * Le più comuni e le prime, credo, ad essere teorizzate ed usate sono le cosiddette note di passaggio, che diatonicamente, cioè attraverso i suoni della scala o cromaticamente, cioè attraverso suoni alterati della scala, collegano due suoni reali, cioè appartenenti all'armonia. Mentre le note di passaggio diatoniche possono essere considerate note di collegamento dei suoni reali, le note di passaggio cromatiche, travalicano questo confine per assumere significati di vera valenza armonica, e la loro attribuzione a note di "abbellimento", già di per se vaga ed esteticamente anacronistica, perde qualsiasi significato. * L'esempio A a), tratto dal Manuale d'Armonia di Carlo Marenco, ci presenta un esempio di note di passaggio (segnate con p) la prima fa# cromatica, e la seconda fa diatonica. L'accordo su cui si muovono, accordo di dominate, sol, di DOM, è composto dalle note sol-si-re, quindi come note estranee all'accordo vengono definite di passaggio, la prima cromatica e la seconda diatonica, che si collegano al mi, nota reale appartenente all'accordo successivo di tonica, do, formando la cosiddetta cadenza perfetta o autentica. * Fin qui sembrerebbe un'analisi esauriente, che inquadra queste note in "accidentali" come le definisce Schoenberg ed a cui l'autore dell'esempio spesso si riferisce anche come prassi interpretativa. Schoenberg infatti ipotizza l'uso del cromatismo, come un'acquisizione da parte di una scala delle note di un'altra scala. Il fa# estraneo a DOM è stato acquisito dalla scala di SOLM. Questo fenomeno definito cromatismo, sarà quello che una certa critica considera, portato all'eccesso, la base della dissoluzione della tonalità. Detta in modo empirico una tonalità con l'inserimento di molte note estranee perderebbe il suo senso tonale. Da qui nasce anche l'interpretazione da parte di Schoenberg di accordi vaganti, cioè accordi che non appartenendo alla tonalità, "vagano" errabondi in un universo che vorrebbe seguire le sue leggi ma a cui essi si sottraggono. * Per la comprensione del sistema tonale e di questi procedimenti rimando a Walter Grandi. * I nostri modi maggiore e minore, ultima sintesi dei modi gregoriani, possono essere considerati l'ultimo loro retaggio, ultimo retaggio in quanto la tonalità moderna non viene più individuata e rappresentata dalle note diatoniche della scala, ma essa si muove in un ambito dodecafonico. In altre parole le note "estranee" non debbono essere considerate appartenenti ad altre scale o genericamente accidentali, ma inserite a tutti gli effetti nel contesto tonale, anzi paradossalmente saranno esse a rafforzarlo. *
* Nella scala temperata fa# e solb sono suoni omofoni ma non omologhi. Essi derivano dalla scala pitagorica in cui il fa# è più alto del solb, e la loro tendenza è rispettivamente di ascendere e scendere di grado in qualità di sensibili del suono successivo. Il fa# tenderà a salire di grado il solb a scendere. Il temperamento, per esigenze di modulazione e di possibiltà di usare varie tonalità su di un unico strumento, ha fatto coincidere i due suoni, ma essi hanno mantenuto nella loro semiografia la relativa tendenza. Per cui nella sintassi armonica sintassi armonica essi non possono essere usati indifferentemente, ma in relazione al loro movimento. Appare quindi evidente che il fa# dell'esempio A a) e b) va sostituito con l'omofono solb, (esempio B da me redatto) in quanto tendente a scendere di grado sul fa, settima dell'accordo di dominante. In questo senso il solb non sarà più nota estranea all'accordo di dominante, ma darà al quinto grado una caratteristica di sensibile della settima e la sua definizione di nota di abbellimento o di passaggio perde quindi significato storico. Essa la contrario rappresenterà una nota che con la sua forza tensiva verso la settima darà all'accordo di dominante una maggiore carica per risolvere sulla tonica, rafforzando e non indebolendo il senso tonale. * Gli esempi successivi verranno esaminati in seguito.
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